Mobilità sostenibile
Parliamo di piccole cose. Pensiamole in grande.
San Vito dei Normanni, ore 18.00 del pomeriggio. Atmosfera da capitale d’Italia in tilt. Trafficoo bloccato, fila di automobili che sbuffano gas; via Brindisi è unita a via Carovigno da un unico serpentone di auto che lentamante si dissolve e si ricrea in altre zone della città. Un’auto nera mi affianca, facciamo un tratto di strada gomito a gomito; il punto è che io sono a piedi.
San Vito: meno di 20.000 abitanti, un paio di chilometri ne separano gli antipodi. Una media di 1,3 persone per auto ingolfano le arterie principali e le strette strade centrali. Sono tutte necessarie? Avranno tutti il bagagliaio pieno, perchè di ritorno da una sessione di shopping compulsivo dagli innumerevoli (ne arriveranno di altri) ipermercati e discount, diventati oramai il vero tratto caratterizzante di San vito?
Avranno mille cose da fare?
Avranno fretta? (difficile, a quelle velocità, che si abbia davvero fretta)
Soluzioni impopolari
Cosa si è tentato, finora, per San Vito? La chiusura del centro come area pedonale è una usanza estiva, confinata nelle notti agostane per agevolare la movida sanvitese; gestita con difficoltà a causa del ridotto personale di polizia municipale, e mal digerita dagli abitanti.
Verità amare
Provate. Provate ad uscire in macchina per fare quattro commissioni in quattro punti diversi del centro, e a spostarvi nei quattro punti sempre in macchina. Lo fate sempre, del resto.
Fatto?
Ora provate ad uscire in macchina per fare 4 commissioni, e a lasciare la macchina in un punto, spostandovi negli altri tre punti a piedi.
Noi ci abbiamo provato. E abbiamo risparmiato 40 minuti. E noi sappiamo che, anche senza provare, chiunque se ne renda conto.
Cosa fanno altrove
Guardate questo e indovinate cos’è:

Uno sfasciacarrozze specializzato in bici? Una rivendita di biciclette usate?
Acqua.
E’ Amsterdam. Una città, leggermente più grande, complessa, articolata di San Vito dei Normanni, che dello spostamento in bici ha fatto uno dei marchi caratterizzanti. Con una azione organizzata direttamente da chi governa la città, con una spesa irrisoria, e con un guadagno per la cittadinanza incalcolabile, in termini di salute, certo, ma anche di ritorno economico diretto e indiretto.
Anche altre città si stanno attrezzando. Grandi, piccole. Italiane, e non.
Mobilità sostenibile e marketing della stessa
La macchina è comoda. E’ calda d’inverno e gelida d’estate. Ha la musica. Mi fa stare in poltrona. Mi ripara. Mi fa sentire importante. Anche figo.
Bene. Tutto vero. E in più cambiare ha un costo. Cambiare un’abitudine, una qualsiasi abitudine, costa. Anche se sappiamo che porterà beneficio, i nostri schemi mentali e comportamentali ci impigriscono; ci costringono ad essere sempre gli stessi.
La macchina non sempre è utile, però. La sera, ad esempio, da maggio a ottobre. E’ scomodo arrivare in piazza alle 10 e parcheggiare solo alle 11. Magari lontanissimo dalla piazza stessa (non vi è mai successo? non ci crediamo). Non è solo scomodo, ammettiamolo; è stupido.
Il cambiamento non bisogna imporlo, però; bisogna venderlo. Venderlo positivamente. Incentivarlo. E poi bisogna far sì che arrivare in bicicletta al Corso, o in Piazza, sia visto bene; di più: che sia figo. Prevedere che la gente ci arrivi comodamente, che sappia dove posare la bici sicura di poterla ritrovare in piedi; e di poterla ritrovare in genere.
Cosa si può fare
Qualche idea? Ne abbiamo una semplicissima. Paurosamente banale. Una rastrelliera, un oggetto come questo:

da collocare in Piazza. La nostra grande, immensa, bianca e praticamente deserta piazza.
Primo incentivo: chi è in macchina vaga un’ora per cercare parcheggio lontano dal centro. Chi è in bicicletta parcheggia direttamente nel centro.
Obiezione! La rastrelliera è brutta, la nostra piazza un capolavoro
Questo, esattamente questo, è pensare in piccolo. Ammettiamo pure che la piazza in sè sia bella (noi preferiamo definirla fotogenica); di sicuro la piazza è spoglia. Non c’è nulla, un grande spiazzo bianco (sporco) circondato da costruzioni più o meno caratteristiche, più o meno curate. Aggiungere un elemento di arredo urbano deve essere vista come una opportunità per la piazza, per il paese, per i locali collocati intorno alla piazza e per quelli che verranno. Marketing territoriale vuol dire saper cogliere queste opportunità di cambiamento, e sfruttarle. Indire un concorso tra architetti, ingegneri e designer per la progettazione di una rastrelliera che non sia solo funzionale, ma che sia un’opera di ingegno, un’attrattiva firmata, che sia a sua volta un elemento caratterizzante per la piazza e per San Vito. Pensare in grande le piccole cose vuol dire ricreare questo circolo virtuoso anche per gli altri elementi di arredo urbano; anche per i cestini per i rifiuti, che sembrano scarseggiare, in centro. Anche per quelli.
Un post a tradimento
Invece di parlare principalmente della malagestione della cosa pubblica sanvitese come sembrava si dovesse fare dalla dichiarazione d’intenti contenuta nel post precedente, si è finiti per sindacare sul comportamento dei cittadini. I poveri cittadini, sempre loro a pagare. No, il ragionamento non è questo. Affrontare un tema che coinvolge tutti in prima persona è un esplicito tentativo di scardinare uno dei mali princiapli della nostra amata e odiata San Vito dei Normanni: la logica degli orticelli, perfettamente descritta dall’articolo linkato, che parte da un blog cui, pur non conoscendone l’autore, ci sentiamo particolarmente affini.
Un punto fondamentale
Nessuno obbligherà mai nessun altro ad uscire in bici, neanche se tutto dovesse svolgersi come previsto. E’ assolutamente naturale che qualcuno preferisca uscire in una tiepida serata di maggio in macchina, giri un’ora per il parcheggio, e contestualmente paghi dai 400 ai 600 € annui per fare 45 minuti di cyclette ogni due giorni in un posto chiuso e polveroso dove respirare gli afrori ascellari dei propri vicini. Noi non abbiamo intenzione di proibire a nessuno di farlo. Ci mancherebbe.
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Tags: ecologia, marketing territoriale, mobilità senza stress, pensare in grande, piccole cose, rispetto
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